blinDream

The memory remains

“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo non vedono.”
José Saramago

L’inizio del mio viaggio alla scoperta della cecità non inizia nel presente, ma in un passato lontano quando gli autobus erano verdi, il telefono di casa era a disco e internet era come il miraggio di un viaggio sulla Luna.

Ho trascorso la mia infanzia e parte della mia adolescenza con un nonno non vedente, una figura paterna che si aggiungeva a quella di mio padre. La sua cecità si è trasformata paradossalmente in un incredibile opportunità per la mia crescita; ho trascorso giornate intere leggendo quotidiani, allora di carta e odore di petrolio, libri e addirittura sfidando le parole crociate e le sue caselle bianche e nere.

Mi domandavo spesso come sognasse un cieco?

Oggi la fotografia mi regala lopportunità di rispondere a questa domanda e indagare questo mondo, oscuro nellimmaginario collettivo, bianchissimo come racconta Saramago, pieno di colori come raccontano alcuni protagonisti del mio racconto.

L’Istituto S. Alessio di Roma realizza, da più di un secolo, attività volte allinclusione sociale dei ciechi, anche con minorazioni aggiuntive attraverso interventi abilitativi e riabilitativi, educativi ed assistenziali.

Incontro tante persone, esperienze molto diverse, da chi cieco è nato, a chi lo è diventato per cause diverse tra cui anche la brutalità delluomo.

Esperienze preziose, che mi portano lontano, indietro nel tempo, a ricordare quella mano che cercava nellinfinito buio di dare un volto al bambino che non si stancava mai di leggere e di ascoltare le avventure di un nonno speciale a cui piaceva raccontare storie di uomini coraggiosi e animali fantastici!

Ti ho ritrovato, rivissuto e questo è il mio omaggio per te.

 

“I don’t think we did go blind, I think we are blind, Blind but seeing, Blind people who can see, but do not see.”
José Saramago

The beginning of my journey to discover blindness doesn’t start in the present but in a past where buses were green, the homephone was a rotary phone and internet was a mirage like a trip to the Moon.

I spent my childhood and part of my adolescence with a blind granfather, a father figure in addition to my dad.His blindness paradoxically was an incredible opportunity for my growth; I spent days and days reading newspapers, once made with paper and smelling like petrol, books, and even challenging crosswords with their black and white boxes.

I used to ask myself quite often: how does a blind man dream?

Today photography gives me the chance to answer this question and investigate this world which is dark in the collective imagination, very white for Saramago, full of colors as some of my characters in the story say.

The S. Alessio Institute (Istituto S. Alessio ndt) in Rome, for more than a century, has been carrying out activities aimed to encourage blind people’s social inclusion, helping them with rehabilitation even if they have more disabilities, welfare and educational assistance.

I met many people with different experiences: from those who were born blind to those who became blind for different reasons, including man’s brutality.

This trip took me back 40 years when that hand, in an infinite darkness, tried to put a face on the child who never got tired of reading and listening to the adventures of a special grandfather who enjoyed telling me stories of brave men and fantastic animals!

Finally I found you, revived you and this is my tribute to you.