blinDream (Chapter Three)

The memory remains

“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo non vedono.”
José Saramago

L’inizio del mio viaggio alla scoperta della cecità non inizia nel presente, ma in un passato lontano quando gli autobus erano verdi, il telefono di casa era a disco e internet era come il miraggio di un viaggio sulla Luna.

Ho trascorso la mia infanzia e parte della mia adolescenza con un nonno non vedente, una figura paterna che si aggiungeva a quella di mio padre. La sua cecità si è trasformata paradossalmente in un incredibile opportunità per la mia crescita; ho trascorso giornate intere leggendo quotidiani, allora di carta e odore di petrolio, libri e addirittura sfidando le parole crociate e le sue caselle bianche e nere.

Mi domandavo spesso come sognasse un cieco?

Oggi la fotografia mi regala l’opportunità di rispondere a questa domanda e indagare questo mondo, oscuro nell’immaginario collettivo, bianchissimo come racconta Saramago, pieno di colori come raccontano alcuni protagonisti del mio racconto.

L’Istituto S. Alessio di Roma realizza, da più di un secolo, attività volte all’inclusione sociale dei ciechi, anche con minorazioni aggiuntive attraverso interventi abilitativi e riabilitativi, educativi ed assistenziali.

Ho deciso di concentrare la mia attenzione sugli anziani, un modo di ricercare, una scelta quasi necessaria per ritrovare la figura di mio nonno ed in qualche modo rivivere esperienze a lui collegate.

Incontro tante persone, esperienze molto diverse, da chi cieco è nato, a chi lo è diventato per cause diverse tra cui anche la brutalità dell’uomo.

Caterina ha 86 anni, ha perso la vista da bambina per una malattia congenita, ma ricorda quando nonostante tutto giocava a saltare la corda perché le sue mani avevano assunto la funzione di occhi. Oggi lavora sul telaio e confeziona centrini.

Alda, da 8 anni al S.Alessio che l’ha ospitata dopo lo sfratto che l’ha costretta a lasciare l’ostello in cui viveva.

Graziella ed il suo inseparabile peluche Bruno; ama la musica e le canzoni che parlano di occhi già nel titolo; si commuove mentre parla di Lucia, amica perduta anni fa che le insegnò la lettura Braille.

Matilde ha perso la figlia qualche anno fa, un trauma molto più grave della cecità che l’ha colpita; me la mostra in una vecchia fotografia, lei abbassa lo sguardo sembra vederla anche lei.

Lilli si esercita ogni giorno con il Braille, scrive sotto dettatura la favola di Cappuccetto Rosso; non conosce il sole, è cieca dalla nascita.

La storia di Elio è quella di un uomo che ha vissuto tante esistenze; cantautore, poeta, pugile e campione di biliardo.

Sentirlo suonare la sua chitarra ed intonare ‘Natura Donna’, una sua canzone, è emozionante.

Marcello ha perso la vista a fine luglio, all’improvviso, per un’ischemia al nervo ottico.

‘Alle 13:15 stavo guardando il telegiornale, alle 13:30 non vedevo più nulla!’ E’ nella fase dell’accettazione e non si vergogna di ammettere di aver pensato al suicidio.

Al S. Alessio fa già comunella con Elio.

Francesco è cieco dalla nascita a cui si è aggiunta una minorazione psichica; mi parla delle sue due lauree e della terza che sta per conseguire.

Carmen ha perso la vista da piccola in seguito ad un trauma cranico; nonostante l’intervento di diversi luminari, non c’è stato modo di recuperarla e da quasi 70 anni vive in Istituto.

E poi ci sono Giuseppe e Sami, entrambi resi ciechi dalla violenza, entrambi vittime di aggressioni a scopo di rapina che glia hanno portato via la vista.

Giuseppe è appassionato di esoterismo, l’ho visto parlarne con il sacerdote che celebra la Messa al S. Alessio, un siparietto davvero insolito.

Sami non accetta quello che è accaduto, a 33 anni e con una vita stravolta tutta da percorrere, in salita come non avrebbe mai potuto immaginare.

Ha trovato conforto nella su Fede, Allah gli da forza ed ora dice di ‘vedere’ ma in modo più profondo.

Mi viene in mente Alfredo, che nel film Nuovo Cinema Paradiso, dice ‘ora che ho perso la vista ci vedo di più’

Il tempo trascorso qui ha un significato diverso, così come diversi sono i gesti: Carmen mi stringe la mano, non mi lascia andare.

E’ un contatto prezioso, che mi porta indietro nel tempo; quella mano nella mia vale più di mille parole, è un viaggio che mi riporta indietro di quasi 40 anni quando quella mano cercava nell’infinito buio di dare un volto al bambino che non si stancava mai di leggere e di ascoltare le avventure di un nonno speciale a cui piaceva raccontarmi storie di uomini coraggiosi e animali fantastici!

Ti ho ritrovato, rivissuto e questo è il mio omaggio per te.

 

“I don’t think we did go blind, I think we are blind, Blind but seeing, Blind people who can see, but do not see.”
José Saramago

The beginning of my journey to discover blindness doesn’t start in the present but in a past where buses were green, the homephone was a rotary phone and internet was a  mirage like a trip to the Moon.

 I spent my childhood and part of my adolescence with a blind granfather, a father figure in addition to my dad.

His blindness paradoxically was an incredible opportunity for my growth; I spent days and days reading newspapers, once made with paper and smelling  like petrol, books, and even challenging crosswords with their black and white boxes.

I used to ask myself quite often: how does a blind man dream?

 Today photography gives me the chance to answer this question and investigate this world which is dark in the collective imagination, very white for Saramago, full of colors as some of my characters in the story say.

 The S. Alessio Institute (Istituto S. Alessio ndt) in Rome, for more than a century, has been carrying out activities aimed to encourage blind people’s social inclusion, helping them with rehabilitation even if they have more disabilities, welfare and educational assistance.

 I focused my attention on the elderly, trying to relive the memory of my grandfather and aimed to find his figure again in order to remember the time I spent with him.

 I met many people with different experiences: from those who were born blind to those who became blind for different reasons, including man’s brutality.

 Caterina is a 86 years old lady who lost her sight as a child due to a congenital disease, but she still remembers when she used to jump the rope because her hands started to function like eyes.

Today she works on the loom and makes doilies.

 Alda, she has been hosted for 8 years here at the S. Alessio Institute after being evicted from the hostel she was living in.

 Graziella and her inseparable plush Bruno; she loves music and all those songs that have the word “eyes” in the title; she gets moved as she talks about her friend Lucia whom she lost a long time ago and taught her how to read Braille.

 Matilde lost her daughter few years ago, a trauma bigger than the blindness that hit her; she shows her to me on an old photograph looking at it as she might see it again.

 Lilli practices Braille everyday, writes the tale “Little Red Riding Hood” under dictation; she had never seen the sunlight, she was born blind.

 Elio’s story is that of a man who has lived many lives: songwriter, poet, boxer and champion of billiards. It’s exciting to hear him playing and singing his song “Natura Donna”.

 Marcello lost his sight at the end of July due to an optic nerve stroke.

“At 13:15 I was watching the news and at 13:30 I couldn’t see a thing!”

He is in the acceptance phase and is not ashamed to admit he thought about suicide.

At the S. Alessio Institute he’s already hanging out with Elio.

 Francesco was born blind plus he got a psychic impairment: he talks to me about his two degrees and the third one he’s about to get.

 Carmen lost her sight when she was young due to a head trauma; despite seeking for several medical advices, she never recovered and she has been living at the Institute for over 70 years.

 And then there are Giuseppe and Sami, blind because of violence, both victims of a robbery that stole forever their vision.

Giuseppe is enthusiast about esoterism, I saw him talking about this topic with the priest in charge at the Institute, such a weird scene.

Sami doesn’t accept what happened, he’s just 33 with a life turned upside down, hard as he could never imagine. He found peace in faith, Allah gives him strenght and he says that now he ‘sees’ deeply.

 At this point Alfredo from “Nuovo Cinema Paradiso” comes to my mind when he says “I can see much clearer now, I’m blind.”

 The time I’ve spent here has a different meaning and different actions: Carmen holds my hand, she doesn’t want me to go.

 It’s a precious touch that takes me back in time: that hand in mine means more than a thousand words. This trip took me back 40 years when that hand, in an infinite darkness, tried to put a face on the child who never got tired of reading and listening to the adventures of a special grandfather who enjoyed telling me stories of brave men and fantastic animals!

Finally I found you, revived you and this is my tribute to you.