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Se sapessi raccontare una storia con le parole non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica

Oltre il conflitto

La guerra è quasi una tendenza narrativa che ha caratterizzato il reportage di questi ultimi anni.

Al di là dell’efficacia delle immagini e delle storie proposte,personalmente ho sempre avvertito un’assenza; quella della quotidianità,della vita oltre il conflitto. Perché la domanda è: quando non si spara,non si sanguina e non si muore,che tipo di vita si conduce in una zona di conflitto.

Sempre su queste pagine qualche tempo fa proposi un lavoro dello svedese Pernin che ci mostrava la Siria in pieno conflitto,ma nelle ore di ‘calma’.

Oggi ci spostiamo in Afghanistan,ma il lei motivo è comunque lo stesso ,e direi che la stessa è la grande qualità del lavoro.

Ci viene mostrato un Paese ferito,nel suo spirito e nel fisico dei suoi figli,ma non piegato; la vita continua,pur tra enormi difficoltà e timori.

Le moschee si popolano ancora,i mercati pullulano di vita e colori,i bambini continuano a giocare,forse non consci dell’orrore e del pericolo latente con cui condividono costantemente le loro giovani esistenze.

Quanto sono utili questi lavori! Completano una documentazione che altrimenti resterebbe parziale,mostrando quell’aspetto di cui in pochi parlano ma che probabilmente sa stupire molto di più del sangue.

La guerra è anche questa…

 

The Life After War

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