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Se sapessi raccontare una storia con le parole non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica

Malacarne

Quando arrivai la prima volta a Palermo rimasi subito colpito dal suo caos,ma in maniera quasi estasiata: un vero paradosso!

Ma c’era un pulsare di vita che rare volte avevo sentito battere così forte. E così tirai giù il finestrino della macchina per chiedere un’informazione: ‘Mi scusi?’ il signore sentendo un accento romano rispose subito: ‘Vuoi sapere dove il centro?’ Risposi: ‘No,voglio sapere come arrivare a Ballarò’

Perché Palermo è vita,e si gode solamente attraverso la sua gente,la sua quotidianità; il mercato è il centro con i suoi profumi,i suoi colori,gli occhi dei pesci che sembrano ancora chiamarti e chi ti chiama per un pane ca meusa.

Purtroppo Palermo è anche altro,il triste risvolto della medaglia; una culla dolorosa dove lo Stato sembra non allungare più la sua mano per una carezza. E questo risvolto ce lo racconta Francesco Faraci con il suo Malacarne,duro,triste,poetico,ma soprattutto vero.

La Sicilia ha avuto l’onore di essere raccontata attraverso l’obiettivo di grandi fotografi a cui ha dato i natali,da Ferdinando Scianna a Letizia Battaglia,passando per Ezio Sellerio; è un immenso contenitore di storie ed oggi ‘guardiamo’ quella che ci racconta Francesco….

 

‘I quartieri disagiati della città di Palermo sono un fiume in piena di bambini.Crescendo al Sud, sanno che dovranno correre più degli altri, imparare in fretta come gira il mondo per non rimanerne schiacciati. Spesso, credendo di non avere già in partenza alcuna possibilità di riscatto diventano carne da macello per le organizzazioni criminali. Sono diffidenti, sospettosi, violenti, a volte. Penetrandone il tessuto sociale, frequentandoli, si aprono poi in tutta la loro dolcezza e umanità.

Non sono altro che bambini.Eppure per la maggioranza non sono che ladri, piccoli spacciatori, teppisti e delinquenti. In una parola: Malacarne.’

Malacarne

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