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Se sapessi raccontare una storia con le parole non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica

La ricerca di un’utopia

Quando Niki Boon iniziò a fotografare la propria famiglia forse non immaginava che questo progetto potesse diventare così famoso in tutto il mondo.

Una famiglia come tante,tre figli e tanta natura intorno: qual’è la particolarità? I genitori hanno deciso di crescere i loro bambini,lontani dalla tecnologia,quindi niente tablet,smartphone ma solo un piccolo computer per aiutarli nelle ricerche scolastiche.

La ricerca di un’utopia? Probabilmente sì.

Il progetto mi ha portato a fare diverse riflessioni in merito: potremmo adottare questo modello  nelle realtà metropolitane come le nostre?

Difficile. Il vantaggio della famiglia Boon è quello di vivere totalmente in “natura” nella loro proprietà di dieci acri nella regione di Marlborough South Island in Nuova Zelanda,un luogo incontaminato dalla tecnologia.

Il progetto aveva come finalità quello di raccontare questa situazione o semplicemente la propria famiglia?

Io propendo per la seconda ipotesi,senza nulla voler togliere alla bontà delle fotografie. Forse l’idea di mostrare un mondo senza tecnologia arriva solamente dopo,vista anche la lunghezza del progetto stesso,sviluppatosi in diversi anni e probabilmente ancora un work in progress; le parole della fotografa lo confermano.

“Ho iniziato come tutte le madri fanno, scattavo per documentare come i miei figli stavano crescendo. Poi ho pensato a come li stavo educando e ho cercato di documentare anche questo, con un nuovo significato. Voglio provare a dargli un’alternativa, a incoraggiare i miei figli a trasformare le loro curiosità per le richezze tangibili come i libri, il giocare all’aria aperta, la natura e il rispetto per l’ambiente”

Io ho avuto l’impressione di fare un viaggio nel tempo,quando molti di noi giocavano ancora in strada,bastava un pallone e l’amicizia era qualcosa in carne ed ossa,e non parole su un monitor.

Al di là dell’aspetto sociale di questo lavoro,credo che il messaggio sia chiaro ma difficilmente realizzabile in una società come la nostra dove sarebbe impossibile vivere senza uno smartphone; però tornare a sognare per qualche minuto e provare una dolce e lontana nostalgia,perché negarcelo?

Nonostante le piacevoli sensazioni che evoca,lo ritengo un lavoro per certi versi contraddittorio; si evita l’utilizzo della tecnologia in famiglia,ma ad arricchire le fotografie c’è un ‘buon uso’ di post produzione,per non parlare poi della diffusione stessa attraverso un proprio sito web.

Tutto puro? Io dico no…

Niki Boon Family

1 Comments on “La ricerca di un’utopia”

  1. A giudicare dalla post produzione un pò di tecnologia l ha usata eh..senza contare che il santo web, soprattutto in questi giorni, ha santificato questo lavoro. Rifletterei anche su questo

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